Riflessione e discussione
Verifica rapida
Compito di approfondimento
Occorre distinguere le dimensioni di misura: gli indicatori economici appartengono al livello collettivo e delle capacità, mentre la felicità soggettiva appartiene all'esperienza individuale. Bisogna inoltre verificare se le domande dell'indagine presuppongano il quadro secondo cui «la felicità è una sensazione soggettiva», se i campioni dei diversi anni siano comparabili e quali altri fattori possano influenzare la felicità. Non si può affermare, sulla base di una sola indagine, che le due cose siano eternamente estranee l'una all'altra; è piuttosto necessario verificare se esista un possibile meccanismo di trasmissione.
Questa pagina si limita a indicare che le due cose non possono essere equiparate in modo automatico, senza sostenere che la crescita non abbia valore; da «non si trasmette automaticamente» non si può dedurre «si dovrebbe smettere»: ciò significherebbe convertire direttamente una questione descrittiva in una questione normativa. Un approccio più ragionevole è chiedersi come la crescita agisca sull'esperienza quotidiana e valutare separatamente il diverso significato dell'accumulo di potenza e della felicità individuale.
Negli ultimi secoli l'umanità ha registrato una crescita senza precedenti in capacità, ricchezza ed energia. Questa crescita viene solitamente considerata un segno dell'avanzamento storico: più popolazione, organizzazioni più forti, maggiore produttività, un'espansione più ampia. Occorre però notare che l'unità di misura di questi indicatori è il livello collettivo e di specie: essi rispondono alla domanda «quanto è forte l'umanità nel suo insieme».
Equiparare direttamente questo tipo di crescita al fatto che «l'umanità stia diventando migliore» o «più felice» è un passaggio omesso di frequente nel racconto del progresso. Si assume l'accumulo di potenza come indicatore sostitutivo della crescita della felicità, senza però fornire una dimostrazione autonoma di questo passaggio.
Il successo in senso evolutivo indica scala, potenza, sopravvivenza ed espansione; la felicità in senso individuale indica il modo in cui una persona percepisce la propria vita. Appartengono a dimensioni di misura diverse e non sono intercambiabili.
Di conseguenza, da «umanità più forte» non si può dedurre «umanità più felice». Un aumento degli indicatori non equivale a un miglioramento dell'esperienza, e tra i due non esiste un meccanismo di trasmissione automatico. È proprio questa la frattura tra progresso e felicità.
Se si passa dalla scala di valutazione della «capacità complessiva dell'umanità» a quella del «sentire individuale della vita», emergono molte dimensioni nascoste dalla curva capacità-ricchezza. Si pensi ai millenni di vita dei cacciatori-raccoglitori tra la rivoluzione cognitiva e quella agricola: anch'essi avevano celebrazioni, codici morali, gare sportive e riti religiosi, ma anche guerre. Queste esperienze non possono essere riassunte semplicemente dalla curva «capacità-ricchezza».
Ciò suggerisce anche una questione di fondo più profonda: definire la felicità comesensazione soggettivaè di per sé un'opinione legata a determinate condizioni storiche. Diverse tradizioni religiose e di pensiero sostengono spesso l'esistenza di criteri oggettivi per il bene e il bello, e ricordano il precetto «conosci te stesso», sottintendendo che le persone comuni non necessariamente conoscono il proprio vero io. Qualunque posizione si adotti, gli indicatori di progresso e l'esperienza della felicità non sono lo stesso metro; la direzione della ricerca dovrebbe spostarsi da «quanto è forte l'umanità nel suo insieme» a «come queste crescite agiscono sull'esperienza quotidiana dell'individuo».
